Una festa affollata. Persone che parlano e ridono quasi urlando. La musica è altissima. A molti metri da noi c’è una persona che, più delle altre, ci interessa: un familiare, un amico, un’amica, o qualcosa di più. Questa persona sta dialogando con alcuni invitati alla festa, ci piacerebbe davvero sentire cosa si stanno dicendo, ma il baccano è apparentemente un ostacolo insormontabile. Apparentemente, però.
Concentrandoci riusciamo infatti a distinguere la voce della persona che ci sta a cuore e possiamo sentire bene cosa sta dicendo. Ma come è possibile nel bel mezzo della festa e a così tanti metri di distanza? È possibile grazie a quello che gli scienziati chiamano “effetto cocktail party”: il cervello abbassa il rumore e si concentra su un suono in particolare.
In generale, gli studi dimostrano che le persone si concentrano specialmente sulle informazioni rilevanti per loro. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Brain Research, una modalità veloce per attivare questa capacità è quella di chiamare la persona per nome.
Il colosso delle caffetterie Starbucks è un campione nell’utilizzo dell’effetto cocktail party: chiedendo al cliente il nome e scrivendolo sulla tazza/bicchiere ottiene dal cliente una maggior attenzione e disponibilità all’ascolto e, in molti casi, la propensione ai piccoli/grandi acquisti aggiuntivi suggeriti.




