Buio: da una luce al neon rossa lampeggiante si legge “Consent” che, come il tipico “On air” della messa in onda radiofonica, appare sullo sfondo e, lentamente, si avvicina dando il via ad altrettante scritte colorate che saranno le seconde protagoniste dello show, dopo le modelle in passerella.
Si apre così la sfilata di Dior – diretta da Maria Grazia Chiuri – per la Fashion Week di Parigi: un inno al femminismo che ruota sopra le teste degli spettatori e delle spettatrici in sala.
L’intero layout della rappresentazione è un grande quadrato il cui pavimento è completamente tappezzato di ritagli di giornale in stile patchwork; installazione che, insieme alle scritte caratteristiche – fanno parte della performance di Claire Fontaine, artista definita ready-made alla Duchamp, la quale ha voluto accostarsi a Dior in questa occasione così importante.
Le frasi sono di impatto, sono chiari messaggi di un mondo che sta cambiando, di una lotta continua che grida all’unisono “Consenso”. Il file rouge dell’intera rappresentazione comincia dalla location scelta; la sede, infatti, è stata accolta proprio di fianco alla fontana ottagonale nel Jardin des Tuileries di Parigi, annunciando l’inizio di un’importante collaborazione di cinque anni tra la casa di moda francese e il Museo del Louvre: i motivi? Prettamente ecologici. Vi è, infatti, la volontà di finanziare una serie di progetti che puntino anche al restauro nei giardini pubblici parigini.
Tutto torna.
Non a caso, gli ospiti della performance sono stati accolti da un ingresso alquanto evocativo e diretto: “I say I”, recita lo slogan a parete, frutto dell’artista femminista a cui si deve questo impatto “women power” identificativo dello show. Una citazione intertestuale e perfettamente coerente con i valori cui Maria Grazia Chiuri si stringe per questa fall-winter 2020. Infatti, “I say I”, prende la traduzione dallo slogan italiano “Io dico io”, linea introduttiva a “La presenza dell’uomo nel femminismo” (1971) della grande critica e attivista femminista Carla Lonzi.
E così lo slogan riesce a dare vita a una narrazione di auto-affermazione; “Io sono io” è simbolo della soggettività femminile, di tutti i modi in cui si rappresenta e si vive, è lo slogan che circonda le donne e che dà loro la forza per essere esattamente quello che sono ogni giorno della loro vita.
La donna Dior: “I am, elsewhere. I am, all over the place”[1]
Tra un “We are All Clitoridian Women”, un “When Women Strike The World Stops” e un fortissimo “Feminine Beauty is a Ready-Made”, le modelle – sulle note di “Lions” di Jenny Hval – sfilano sicure, decise, sfrontate verso i fotografi che si trovano in sala.
Gli 84 outfit, numerossimi, si incrociano uno dopo l’altro e la diversità è tale per cui capita di perdere quasi il filo. Il total black apre la sfilata, con linee abbastanza austere e lisce, quasi rigide. Andando avanti cambiano i movimenti, le cromie vanno dal nero, al bianco, al beige, al blu, al malva e al verde acqua; gli accessori, come la cintura in vita che risalta le forme del corpo femminile, o come il caratteristico foulard portato come se fosse una bandana. I tessuti, quelli leggeri e quelli più pesanti, le frange, le trasparenze vedo non-vedo tipiche della maison Lvmh. Insomma, ogni capo rappresenta perfettamente Dior, per non parlare delle trame a scacchi (check) e a rombi, predilette da sempre dal maestro Christian.
La donna Dior indossa la cravatta, talvolta il gilet; non si vergogna di mostrarsi per quella che è e di osare con accostamenti “maschili” (Chi è, poi, che decide cosa è maschile e cosa è femminile?). La donna Dior cammina impavida su un pavimento di quattromila mattonelle-giornale, continuando a sprigionare messaggi di forza e carattere a chi la sta osservando con attenzione.
Una sorta di racconto autobiografico della direttrice artistica che, attraverso la performance di moda, sceglie di mettere in scena quella che è stata la sua infanzia, le cose che ha vissuto, la figura della madre – da sempre sua grandissima fonte di ispirazione.
Un grande esempio di manifestazione artistica dedita al rafforzare la solidarietà femminile.
Anche questa volta, Maria Grazia Chiuri, ha colpito nel segno.
Che ne pensate di queste scelte?
[1] Parte del testo della canzone che fa da sottofondo allo show.



