La dimensione attuale, che lentamente si riprende, che ci fa sentire e vedere il mondo con occhi diversi. La dimensione, l’estensione delle cose stesse pare essere cambiata, e non solo dentro le mura di casa.
La dimensione del mondo fashion, della presentazione di sé, cambia le sue proporzioni, oscillando tra qualcosa di enorme e qualcosa di così piccolo da lasciare senza fiato, come in preda all’immenso. Un ossimoro che lascia una timida perplessità ma che, osservando attentamente gli ultimi accadimenti, ci fa capire quanto, dentro un periodo di tale scombussolamento misto a confusione mentale, abbia in realtà portato grandissima innovazione nell’alta moda (ma non solo).
“Non tutto il male vien per nuocere”
Mi sto riferendo a brand quali Dior, Valentino e, infine, Moschino; chi più di loro ha saputo giocare con le dimensioni? C’è qualcosa che li lega e nonostante le numerose diversità, il lockdown pare avere scatenato dentro le loro anime stilistiche qualcosa di incredibilmente similare.
Dior
Come dimenticare il corto diretto da Matteo Garrone per la maison Dior, “Le Mythe Dior”, in cui il mondo fiabesco, a tratti surreale, ci ha fatto sognare attraverso la presentazione originale degli abiti della collezione autunno-inverno 2020/21.
Il contrasto tra il piccolo e il grande, tra il reale e un tempo sospeso chissà dove e chissà quando; gli abiti, perfettamente cuciti su vere e proprie bambole (citazione incredibile allo storico “Theatre de la mode”), stoffe intrecciate, consistenze diverse indossate da una dimensione che non appartiene al reale ma che, con totale eleganza e magia, ci cattura e ci rende parte di quel mondo incantato e surreale.
Valentino
La storia di Valentino, diretta da Pier Paolo Piccioli, ci ha invece fatti balzare in un mondo completamente diverso. “Of Grace and Light” è la presentazione di un mondo reale e allo stesso tempo digitale, in cui la sospensione temporale si affianca alla sospensione concreta delle modelle in scena. In questo caso un’alternanza di luce e buio pone l’attenzione su una dimensione che è un’iperbole vivente; le modelle fluttuano in aria come trampolieri leggiadri e immensamente eleganti. I loro abiti occupano lo spazio circostante, facendosi padroni indiscussi degli occhi di chi guarda.
La dimensione del tempo incerta è un’incertezza che si tramuta in sospensione; c’è chi dondola su altalene, c’è chi fluttua su cerchi sospesi in alto e chi, immobile e incerta, guarda fissa l’orizzonte, immenso come ciò che sta indossando. Le proporzioni si ribaltano e resta una realtà sospesa, come le sensazioni che da mesi oscillano dentro ognuno di noi.
Moschino
Infine, l’ultimissima novità risiede in casa Moschino. Il direttore Jeremy Scott, infatti, per presentare la collezione primavera-estate 2021, ha voluto giocare su un contrasto che abbraccia il grande vs. piccolo e il sopra vs. sotto.
In una sorta di metateatro, gli occhi che guardano entrano a fare parte di qualcosa di incredibile: le protagoniste dello show sono delle marionette, i cui fili scuri e visibili sono mossi dall’alto, il mondo “sopra”, quello che non si vede. Si ritorna così a dimensioni piccole che, però, appaiono come reali, grazie all’altissima abilità di costruzione della performance che non lascia al caso nessun dettaglio.
Le marionette sfilano e gli abiti lo fanno con loro: colori regali, eleganti, cuciti alla perfezione i cui accessori mettono spesso in evidenza il nome del brand. Per quanto in realtà si tratti di qualcosa di artificiale ma soprattutto statico, l’intero show è incredibilmente dinamico. Il pubblico, infatti, sebbene sia seduto e nessuno obbiettivamente lo stia muovendo attraverso dei fili, è totalmente in movimento. C’è chi fotografa con lo smartphone, chi scrive su un taccuino, ci sono le espressioni di assenso e di approvazione degli abiti, ci sono lievi sorrisi e c’è perfino chi si avvicina per commentare qualcosa all’orecchio della vicina.
Impossibile non notare alcuni voti del parterre: da Anna Wintour ad Anna dello Russo insieme a tante altre personalità che non sarebbero mai mancate a un tale evento. La stanza dove avviene lo show si contrappone allo spazio in cui chi muove le marionette occupa e vive; due spazi in un’unica soluzione, in un tempo innovativo e contemporaneo, ai limiti dell’inquietudine e dell’essere “macchinoso”.
In fondo, se ci pensiamo, il piccolo e il grande non sono poi così diversi: due dimensioni che si fondono insieme e, in un periodo come quello che stiamo vivendo, non sono altro che lo specchio di una grande e infinita personalità.



