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GUCCIFEST: EPISODIO 7

La moda in serie: analisi della settima puntata della mini-serie Gucci

Episodio 7: “A Nightly Walk” | Con Lu Han | Ouverture Of Something That Never Ended

Ultimo episodio, ultima camminata. “A nightly walk” si apre proprio così: il rumore dei tacchi sull’asfalto batte il tempo come un metronomo di precisione.

C’è Silvia, più elegante del solito e dall’aria un po’ seria, che cammina spedita verso qualcosa; pare avere le idee molto chiare su dove andare e perché, ma ancora non conosciamo nulla.

Ecco la sua meta: un portone di un palazzo romano, un campanello e, evidentemente, una persona.

Silvia suona il campanello e l’eco risponde dentro le pareti di uno degli appartamenti: è quello di Lu Han, cantante e attore cinese un tempo parte del gruppo sudcoreano EXO. Anche per quest’ultima puntata Alessandro Michele sceglie un ospite non casuale; infatti Lu Han è da tempo affine al brand fiorentino e, in passato, è stato brand ambassador per diverse campagne Gucci.

Lo vediamo in salotto, mentre stira; il suo look non si direbbe comune a colui o colei che in casa si dedica alle faccende domestiche, ma si sa, con Gucci tutto può succedere e, come è giusto che sia, si può essere eleganti e originali anche tra le mura della propria abitazione.

Look dai tratti indefiniti e fluidi, Lu Han porta un taglio corto color rosa e degli occhiali vintage azzurri.

Sta stirando un abito lungo rosso ed è come essere tornati al primo episodio quando, la nostra protagonista, aveva lasciato volare al vento un altro abito rosso ma floreale, come volontà di dire addio al passato, sebbene esso si riveli sempre e solo un “arrivederci”.

A proposito di ciò, infatti, scopriamo che il vestito rosso stirato da Lu Han, è un altro degli abiti appartenenti alla collezione autunno-inverno 2015-2016, la prima diretta da Alessandro Michele per la maison (https://www.vogue.it/sfilate/sfilata/collezioni-autunno-inverno-2015-16/gucci).

In quell’occasione Alessandro Michele spinse sul concetto di contemporaneità come astrazione temporale, in cui il passato e il futuro, alla fine, coincidono sempre con il presente. Dunque, il tempo è sempre stato elemento portante della filosofia di Gucci. Ogni singolo pezzo ha una memoria intrinseca che, sebbene si vada avanti con i giorni, non smetterà mai di esistere.

Dal sito: www.vogue.it

Tornando alla puntata, ci rendiamo conto di quanto sia presente la fortissima alternanza tra sopra-sotto e dentro-fuori, un po’ come quella vissuta finora nel corso delle puntate. Silvia attende sotto (e fuori appunto) che Lu Han risponda al citofono e in questi frangenti di tempo appare seria e pensierosa… Chissà che cosa dovrà dirgli.

L’attesa sembra lunghissima; mentre Silvia aspetta in piedi, accanto a lei si aziona quasi una sfilata inconsapevole.

Infatti, dal portone del condominio, cominciano a uscire, una alla volta, persone su persone tutte ben vestite e impeccabili. Inconsapevolmente e in modo del tutto spontaneo, assistiamo a una passerella moderna e assaporiamo con gli occhi molti dei pezzi della collezione Gucci.

Ma torniamo a Silvia. Non contenta della non-risposta, ci riprova: suona di nuovo il campanello e risentiamo l’eco dello stesso dentro l’appartamento di Lu Han, che ha appena finito di stirare questo misterioso abito rosso e con lui si mette a danzare.

Lu risponde: “Hello, who are you looking for?”

Da qui, una dichiarazione d’amore che non ci aspettiamo, una dichiarazione d’amore indefinita, sospesa, dalle parole quasi sconnesse.

Silvia: “Pink, I love you Pink. Pink city, pink night, it may be nothing will be alright. But, Pink, I love you Pink. I want you Pink. Pink…”

Lu: “Night, never-ending.”

Silvia: “The flowers call your name. I know nothing will ever be the same. But Pink, I want you, Pink.”

Lu: “Your body is like a pearl.”

Silvia: “Pink, be mine, be pink. Pink dreams, pink moon. Somehow we will be together soon. So, Pink, be mine, be pink.”

Lu: “I am willing to be wrapped around your finger. Pink night, never-ending. It is going to be… another world.”

Non vi sembra di avere già sentito alcune di queste parole?

È l’eterno ritorno del tempo, un po’ alla Nietzsche, in cui tutto ciò che viviamo è ciclico e per cui l’universo rinasce e muore ripetendosi all’infinito e rimanendo sempre se stesso.  

Una simbologia incredibile che vive sia nelle parole pronunciate dalla protagonista e da Lu, in questo caso, sia dai simboli materiali che vediamo in tutta la serie.

“Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione – e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!”

(da La gaia scienza, Libro IV, n. 341)

Vediamo Silvia soddisfatta e serena rispetto alle parole da poco scambiate con Lu; ora può allontanarsi dal citofono ma, appena poco prima di farlo, vediamo il portone aprirsi nuovamente. Un cane al guinzaglio e un uomo “a scacchi” colorati: è proprio lui, Gus Van Sant. Da regista a personaggio, in una manciata di secondi fa la sua comparsa e saluta Silvia.

Lei se ne va, mentre Lu Han si accinge a tagliare lo stesso abito che poco prima aveva concluso di stirare: un taglio al passato? Un taglio a qualcosa che è andato ma che forse ritornerà o non è mai andato via? Un tentativo di fuga o un nuovo inizio?

La notte è infinita e Silvia, dal canto suo, vuole viversi fino in fondo la Roma notturna e deserta. Sale su una vespa e insieme al suo “guidatore”, attraversa le vie della città che è ora silenziosa, svuotata, quasi irriconoscibile; è lo specchio di ciò che tutti e tutte stiamo attraversando adesso.

Silvia si gode il paesaggio tutto attorno, sta in silenzio, respira l’aria notturna e sorride, meravigliata dalla bellezza di Roma.

Successivamente, la vediamo scendere e riprendere la sua “camminata notturna” con un’aria completamente diversa, appagata e arricchita.

Poco prima dalla fine Silvia trova sull’asfalto il volantino che l’ha accompagnata durante questi sette episodi: “I just want to say that I could never forget the way you told me everything saying nothing”.

Lo raccoglie, la sua espressione cambia in un baleno; Silvia guarda dritto avanti a sé, il buio la colpisce e, tutto ad un tratto, di nuovo la luce.

Un faro le colpisce il viso e Silvia, attonita, si lascia cadere dalla mano il volantino: Silvia è sul palcoscenico, è sola, nessun presente nella sala (altro richiamo alla situazione attuale?).

Silvia è di nuovo lì, sta sognando o forse è la sua realtà che la sta risvegliando dal mistero che ha vissuto finora.

Alle spalle Roma che dorme, sopra la luna alta in cielo e davanti, ciò che lei è, il suo eterno ritorno del tempo.

THE END.

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Tag: , , , , , , Last modified: Novembre 24, 2020
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